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Links entranti e Links interni | Strategia ottimale per migliorare il “seo rank” del sito

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Voglio terminare il “trittico” delle mie osservazioni sui falsi miti del SEO, ovvero su cosa davvero non vale la pena di disperdere tempo ed energie, e su cosa concentrare invece le proprie attenzioni, parlando dei “links“.

Questa volta voglio parlare anche dei “links”  interni (tra pagine del sito), e non solo di quelli entranti (i cosiddetti inbound-links, o backlinks).

Parto dai primi, i links interni, già che su questo ritengo di avere acquisito una certa mole di esperienze e sperimentazioni e di poter quindi smentire alcune “pratiche” che io stesso ho preso inizialmente per buone, e ho utilizzato per un po’.

Partiamo dal “presentare il problema” anche per i non addetti a lavori.

La grande domanda da cui partire è: esiste un modo “giusto” (che possa farmi guadagnare posizioni nei motori di ricerca) e uno “sbagliato” (che me le possa far perdere) per inserire i links tra le diverse pagine di un sito web?

La risposta più semplice è chiaramente SI: esistono degli errori da evitare e delle pratiche che possono aiutare il posizionamento di un sito.

C’è un “però”: si pongono moltissime questioni, e si sono scritte moltissime teorie, alimentando una certa ossessione, sulla gestione del “flusso di PageRank” (o PageRank Juice) e come spesso accade si creano falsi miti “tecnici” che finiscono per far passare in secondo piano altri fattori che davvero contano e che hanno molto più a che fare col buon senso e la qualità.

Per una volta voglio rovesciare l’ordine di esposizione. Parto con l’esporre subito le mie conclusioni più significative, per poi fare un passo indietro e riprendere il racconto dalle premesse.

Ecco le conclusioni:

1. Lasciate perdere le teorie sul “PageRank Juice”.

2. Non investite troppe energie nel mettere a punto “sottili” strategie di backlinks alla home page dalle pagine interne per rafforzare una parola chiave.

3. Non fatevi ossessionare dalle teorie sui links reciproci (utili, inutili, sbagliati, dannosi).

4. Concentratevi sul far capire le vostre priorità al motore di ricerca e selezionatene il numero in base alla forza del vostro sito rispetto ai fattori esterni.

5. Una buona struttura dei links per gli utenti (navigazione chiara, non dispersiva, capace di dare più evidenza ai contenuti più importanti, e di organizzare in modo ordinato e tematico i contenuti) andrà bene anche per i motori di ricerca.

6. Se farete questo, ne grandi danni, ne grandi benefici ai fini del posizionamento nei motori di ricerca potranno derivare dalla gestione interna dei links.

7. Non linkate mai siti di cui non avete una ragionevole conoscenza e fiducia.

8. A parte ciò, non fatevi mai frenare dal mettere links che ritenete utili o naturali per gli utenti solo per qualsivoglia presunta ragione che abbia a che fare coi motori di ricerca.

 

E ora, per chi ha voglia di capire le ragioni di queste conclusioni, ripartiamo dalle premesse.

E’ ben noto che l’ottimizzazione di un sito non va concentrata solo sulla home page, ma su tutte le pagine che presentano contenuti significativi. Agli occhi dei motori di ricerca ogni pagina, identificata da una url (Uniform Locator Resource), ha una sua individualità, ma è naturale che anche per i motori di ricerca l’insieme delle pagine di un sito sia visto come parte di un progetto unico.

Questo è tanto più vero per siti aziendali o di servizi o di prodotto.

Per rappresentare la giusta strategia nel gestire sia i links interni, in particolare quelli che dalla home page portano verso le pagine interne, che per i links entranti, mi viene facile pensare ad una fortezza di grandi dimensioni che deve essere messa in sicurezza.

Se c’è una sproporzione tra le dimensioni della fortezza e quella dell’esercito, diciamo il numero di guardie, a sua difesa, disperdere le forze con una sola guardia su ogni torrione non è una buona strategia. Con le dimensioni della fortezza voglio rappresentare la quantità di pagine del nostro sito web, con la forza dell’esercito la “forza” del sito rispetto ai fattori esterni (che vengono sintetizzati nei vari numeri di “rank”, PageRank , MozRank, ecc.), determinata dal numero di links entranti e dall’importanza dei siti da cui provengono, della reputazione derivata dai social networks, dalla sua “storia”, ecc. Un sito di nuova pubblicazione può essere, salvo eccezioni, un buon esempio di sito “debole”.

Ebbene, cosa fare se rispetto alla concorrenza le “armi” a nostra disposizione sono limitate a fronte di un numero elevato di pagine e di parole chiave su cui vorremmo emergere nei motori di ricerca?

Concentrare le energie su poche priorità.

Cosa centra questo con la struttura dei links interni ed esterni?

Normalmente un sito riceve i primi links entranti e le prime segnalazioni con riferimento alla home page, o index page. La stessa segnalazione ai motori di ricerca va fatta rispetto all’indirizzo “base”, che appunto carica la pagina di ingresso, e da qui parte la “scansione” del nostro sito da parte dei loro spider.

La home page è quindi, almeno inizialmente, la pagina più “forte”, e anche i fanatici del PageRank Juice, si preoccupano di come questa forza vada passata per mantenere e distribuire in modo ottimale il PR alle pagine interne.

A questo proposito ci si preoccupa molto del numero di links interni rispetto a quelli che “escono” dal sito, alla loro posizione nella pagina (nell’header, nel footer, ecc.) quelli “normali” che i motori di ricerca seguono e quelli “nofollow” (il modo in cui si dice che al motore di ricerca di non seguire un link). Ed è qui che nascono, a mio parere, falsi miti ed esagerazioni. E rispetto a questo cerco di sintetizzare di seguito, per punti, le mie convinzioni.

1. Il motore di ricerca deve considerare in modo diverso i links interni e quelli verso l’esterno (outbound links). Sarebbe “sciocco” da parte loro, basare la “matematica” del “rank” (della reputazione passata da una pagina ad un’altra) su algoritmi che mettano sullo stesso identico piano i links interni ed esterni;

2. se è vero che i motori di ricerca puntano e “leggere e giudicare” i siti come fanno gli utenti, il modo migliore di disporre i links, interni ed uscenti, è quello che risulta migliore per gli utenti del nostro sito;

3. in passato si trovavano molti consigli su come fosse meglio inserire i menu di navigazione rispetto alla posizione del testo, in modo da far trovare prima il testo dei links del menu, ma ritengo che oggi gli spider (o crawler ) siano abbastanza “intelligenti” per analizzare bene il contenuto di una pagina, sempre che questo sia costruito seguendo le indicazioni base che gli stessi search engines mettono a disposizione, oltre che il buon senso;

4. se il vostro sito non è un portale multi-tematico, è del tutto probabile che abbiate delle priorità chiare, delle strade privilegiate verso cui vorreste indirizzare gli utenti; è importante che queste strade siano rese chiare anche per i motori di ricerca;

5. volendo tornare alla metafora dell’esercito e della dimensione del fronte, se la vostra home page ha una “certa” forza, e viene dispersa in modo equo tra 100 pagine, questa darà un contributo trascurabile verso ciascuna; se concentrata su 5 pagine (sono chiaramente numeri esemplificativi) prioritarie, questa “forza” avrà un altro peso. Insomma se abbiamo a disposizione un piccolo esercito meglio scegliere pochi punti strategici e dare forza a questi;

6. i links uscenti verso siti di alta qualità, se sono utili per gli utenti, e quindi attinenti al tema della nostra pagina, è naturale siano giudicati positivamente dai motori di ricerca, ma il loro peso sarà relativo perché chiunque potrebbe facilmente “forzare” questo fattore se diventasse determinante;

7. i links uscenti verso siti di bassa qualità saranno dannosi o inutili per gli utenti del nostro sito, denoteranno scarsa attenzione da parte nostra, ed è quindi naturale che possano arrivare a far perdere “punti” al nostro sito web anche agli occhi del motore di ricerca;

8. fissare percentuali massime o minime di links interni e uscenti, di proporzioni tra i due tipi ecc., mi sembrano inutili esercizi matematici; è evidente che siti di tipo diverso possono giustificare percentuali di links molto diverse (basti pensare a una directory di siti, a un portale multi-tematico, a un blog, a ancora a un sito aziendale); esistono dei siti che giustificano, anzi richiedono, la presenza di molti links uscenti, mentre per altri vale l’esatto contrario. Penalizzare gli uni o gli altri sarebbe un errore che, ammesso che qualche motore di ricerca oggi compia ancora, dovrà certamente essere corretto;

9. quasi tutte le “teorie” sul modo in cui dalle pagine interne debbano linkare la home page (es. inserire all’inizio di ogni pagina un link alla home page ancorando il link alla parola chiave che si vuole spingere) hanno pochissimi effetti pratici

10. il modo in cui si linkano tra di loro le pagine di un sito è molto più importante per la costruzione di una buona struttura tematica delle diverse sue sezioni, che non per fantomatici effetti sul PR capaci di determinare fortune o sventure sul posizionamento organico del nostro sito.

 

Agli inbound links, i links provenienti da siti esterni verso il nostro, avevo già dedicato uno dei miei primi post, a cui rimando, anche se alcuni elementi potrebbero essere superati.

Il concetto base resta semplice: più links entranti si hanno da siti che trattano un argomento analogo, che hanno elevata reputazione sul tema, e che passano ancorando un testo significativo per la parola chiave valorizzata sulla nostra pagina, e meglio è.

E’ naturale che dovendo valorizzare la “tematicità” del link, i links entranti saranno tanto più efficaci quanto più “mireranno” alla pagina “giusta”, e non necessariamente sempre e solo alla home page del sito. Detto questo, un link in più non fa mai male, e meglio un link poco efficace che nessun link, a meno che questo non ci costi tempo e energie eccessive.

Anche su questi ci sono molte teorie:

- sul numero di links presenti sulla stessa pagina che indebolirebbero i singoli links (compreso quello diretto al nostro)

- sull’importanza rispetto alla posizione (il primo conta tanto e via decrescendo)

- sul fatto che con più links alla stessa pagina solo il primo conti

- sui famosi links reciproci

- sui links provenienti da siti di bassa qualità o addirittura penalizzati

Anche su questo la mia opinione è che tutto è relativo. Il motivo è che un sistema poco “intelligente” ha bisogno di “ragionare” in termini di 0 – 1. Sistemi che vanno nella direzione dell’intelligenza artificiale riusciranno sempre più a “cogliere le sfumature”.

Così potranno cogliere quanto 10 links in un testo meritano la stessa considerazione, perché l’autore che li ha inseriti aveva questa idea, e quando invece i primi contano più degli ultimi perché questo è nella logica del testo.

Così per i links reciproci, per quelli multipli, ecc.

Il consiglio quindi, anche in questo caso, è di non farsi influenzare eccessivamente dal presunto impatto sui motori di ricerca, se non nel prestare la giusta e dovuta attenzione a far emergere gli argomenti, e quindi i links, prioritari rispetto a quelli meno.

 

 

Written by esideny

gennaio 30th, 2012 at 1:15 pm

Come difendersi dai falsi miti del SEO

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Voglio riprendere il discorso introdotto nel precedente post circa i “falsi miti” del SEO (Search Engine Optimization, in italiano Ottimizzazione per i Motori di Ricerca).
Ho letto di recente un’argomentazione sul fatto che il SEO non si farebbe più come un tempo, inserendo una parola chiave in tutti gli elementi possibili in una pagina (nei meta title e description, nel dominio e nella url della pagina, nel titolo H1 del testo visibile, nel nome e magari nell’alternativo di una immagine, in qualche frase del testo) perché questo, oggi farebbe scattare subito la “sirena” dello spam per Google.
Questo mi ha subito fatto scattare in testa un punto esclamativo! Ecco qui: per introdurre una cosa che può avere una suo fondamento (dire che fare SEO non è più solo un fatto di caricare di parole chiave le pagine) si finisce per agitare uno degli spettri che vanno per la maggiore, spam o penalizzazioni, concetti abusati e tirati in ballo il più delle volte a sproposito.

Spam e Motori di ricerca

Pensiamo ad una attività molto ben definita da poche parole, pensiamo a un panettiere che produce tutti i giorni “pane fresco“. Cosa ci sarebbe di male se questo panettiere decidesse di utilizzare un dominio Internet con l’espressione “pane-fresco”, o di aggiungerla nel nome di una pagina; e poi di scrivere nel “title” “pane fresco”, e magari di usare come titolo testuale della pagina “Produzione pane fresco di prima qualità“, e ancora dare il nome ad una foto “pane-fresco.jpg”, e così via.

E solo per questo l’algoritmo più “geniale” dell’era di Internet dovrebbe penalizzarlo come spam?
Se così fosse questo algoritmo dimostrerebbe meno intelligenza di una scimmia, con tutto il rispetto per le scimmie.

Il ragionamento va portato su un piano un po’ meno banale. Non occorre studiare o conoscere particolari segreti sottostanti gli algoritmi per concludere che tutti i fattori descritti sopra sono facilmente controllabili e quindi facili da “contraffarre”. Un’intelligenza artificiale che si rispetti non può accontentarsi di valutare cose che facilmente può controllare chi ha interesse di forzare un giudizio positivo per un sito web, deve cercare altri fattori più “oggettivi”.
Molti di questi fattori sono esterni ai contenuti del sito (i link entranti, i social bookmarking, le citazioni, …), e a mio parare oggi si rischia una sovrastima di questi (i risultati delle ricerche sono ancora spesso dominati da siti di bassissima qualità per il solo fatto di avere tantissimi link entranti – inbound links – ottenuti con tecniche discutibili), ma proviamo a pensare a come noi faremmo per costruire un giudizio più “intelligente” su un sito Internet.

Probabilmente giudicheremmo meglio un sito che invece che mostrarci solo una foto e una affermazione di poche righe (“faccio pane fresco tutti i giorni”) ci proponga anche gli orari di apertura del negozio, ci proponga il prezzo dei diversi tipi di pane, che presenti appunto diversi tipi di pane, magari ci descriva le materie prime usate, la loro qualità e provenienza, ci mostri diverse foto realistiche di ogni tipo di prodotto, ci suggerisca ciascun tipo di pane a quale consumo è più adatto, ecc., ecc., ecc.

Chi crea e sviluppa una “intelligenza artificiale”, e il motore di ricerca lo è, non può ignorare che sono queste le cose che contano per i potenziali clienti del nostro panettiere, e quindi deve puntare all’obiettivo di saper tradurre in numeri tutto questo.

Ora, cosa succede invece ancora oggi sul web? La maggioranza dei nostri “panettieri” (scusate se ormai insisto con questa “metafora”) ha siti del tutto simili, con contenuti essenziali e abbastanza scontati (e non mi riferisco al prezzo!), che sottoposti al trattamento SEO di turno, non possono che finire per assomigliare al tipo di sito web descritto all’inizio e a cui qualcuno vuole appiccicare, erroneamente, l’etichetta di “sospetto spam”. Ci si preoccupa che la parola chiave sia sul title, ripetuta qualche volta nei testi, sia attribuita a qualche foto, ecc., ecc.

A quel punto il nostro motore di ricerca cosa può fare? Nell’ipotesi che tutti gli altri fattori si equivalgano tra i siti concorrenti (ipotesi ovviamente limite e poco realistica, già che qualche dominio sarà più vecchio, qualche sito avrà più link entranti, ecc.) si limiterebbe a giudicare quale sito coinvolge la parola chiave una volta di più.

Certo non va commesso l’errore inverso, decidendo magari di chiamare il proprio pane “il morbidone”, o “il super-fragrante”, registrare il dominio ilmorbidone.it, titolare la pagina “Produciamo tutti i giorni la nostra specialità, il morbidone”, ecc., ecc., senza mai nominare la parola “pane”, e poi sperare che digitando “pane fresco milano” il nostro sito esca per primo su Google.

Insomma spesso è la cattiva qualità media dei siti l’origine dei propri mali, e la forzatura degli elementi più semplici da modificare senza però aumentare di nulla la qualità reale dovrebbe essere poco premiata da un buon motore di ricerca, ma lo spam lasciamolo fuori.

In conclusione:

  • è conveniente credere nel potenziale di creare siti di qualità per gli utenti, anche se questo può costare un po’ di fatica e un piccolo investimento in più; i motori di ricerca nel loro sviluppo migliorativo dovranno premiare sempre di più questa scelta
  • basare le proprie scelte su affermazioni semplicistiche nella loro limitata “assolutezza” (ripetere la stessa parola chiave su tanti elementi della pagina = spam), e prima ancora che qualcuno le scriva, non porta molto lontano.

E nel frattempo, magari, impariamo a usare bene gli altri canali di promozione e comunicazione web e digitali (oggi fortunatamente ce ne sono molti, social e non), per dipendere un po’ meno dai capricci e dai difetti dei motori di ricerca, nell’attesa che capiscano che il miglior sito della nostra nicchia è il nostro !

Ma questa è un’altra storia, che approfondirò in qualche articolo a venire.

Written by esideny

dicembre 7th, 2011 at 9:57 am

Posizionamento organico e ritorno sull’investimento

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Come altre volte parto dalla premessa che in questo blog voglio soprattutto portare qualche contributo in base all’esperienza diretta maturata, piuttosto che riprendendo o ricopiando consigli già scritti in centinaia di siti.

In questo senso penso di poter parlare a ragion veduta di come si approcciano i titolari di attività che dispongono di un budget limitato per il marketing, e quindi anche per il web marketing, e di come chi si propone professionalmente per ottimizzare i siti per i motori di ricerca e per proporre strategie di web marketing efficaci si deve rapportare con loro.

In questo articolo voglio concentrarmi sull’elemento del posizionamento organico e quindi dell’ottimizzazione dei siti per i motori di ricerca e per Google in particolare, dal punto di vista non tanto della tecnica, quando della gestione dell’investimento che il titolare del sito fa.

Statistiche globali alla mano si può vedere come una parte preponderante, di gran lunga, degli investimenti destinati ai motori di ricerca va alla componente a pagamento (sintetizzo col pay-per-click), mentre una prevalenza quasi equivalente premia i risultati organici in termini di probabilità che l’accesso al sito si traduca in acquisti, diretti o indiretti, di prodotti e servizi.

In altre parole se l’80% degli acquisti (per dare un ordine di grandezza) deriva da accessi provenienti da posizionamento organico, solo il 20% degli investimenti sono diretti al SEO (Search Engine Optimization).

Perché accade questo? Sono in grado di convincere i miei potenziali clienti dell’utilità di fare il contrario, destinando la parte preponderante del loro investimento al posizionamento organico?

L’ottimizzazione di un sito fatta seriamente e in modo strutturale richiede tempo e i suoi costi non possono quindi essere trascurabili.

Supponiamo che su un sito web di una piccola realtà sia stato creato o rinnovato con una grafica curata e con dei contenuti chiari, e che l’ottimizzazione abbia portato per diverse frasi di ricerca attinenti l’attività specifica un posizionamento nelle prime due pagine di Google e per alcune nei primi 3-5 posti.

Per il professionista del SEO può dirsi un successo, ha fatto bene la sua parte.

Ma cosa succede se al sito arrivano pochi accessi o se nonostante un buon numero di accessi i clienti non arrivano? Il titolare del sito web potrebbe a ragione pensare di non avere speso bene i soldi richiesti per il servizio di posizionamento.

Certo se gli accessi ci sono la colpa può essere del sito poco convincente o del prodotto o servizio non all’altezza del suo mercato. Internet è un grande strumento di marketing, ma non fa miracoli. Non può trasformare un prodotto scadente in ottimo solo perché Google mostra il suo sito in cima al ranking.

Anche il numero di accessi può essere relativo. Internet più di altri mezzi ha una grande potenzialità di connetterci con la nicchia di utenti potenzialmente interessati al nostro servizio o prodotto, ma la via per realizzare questa connessione non è sempre così semplice da realizzare.

Vediamo quindi di trarre qualche conclusione.

  1. Non sempre un buon posizionamento per chiavi di ricerca attinenti porta un immediato beneficio in termini di vendite
  2. Ciononostante, se il lavoro di ottimizzazione è fatto nella struttura portante del sito (e non su mini-siti o landing pages esterne) produce indirettamente sempre un beneficio nel medio periodo perché ne migliora i contenuti e la struttura di navigazione e la compatibilità.
  3. Per questo, è meglio operare su una buona struttura di base, su un sito web che ha una prospettiva di vita di medio periodo piuttosto che su un sito ormai vecchio e tecnicamente superato (ottimizzare un sito che sei mesi dopo verrà completamente rifatto non ci consente di dare una prospettiva di medio termine al lavoro fatto)
  4. Un iniziale ritorno sull’investimento dell’ottimizzazione di un sito per i motori di ricerca apparentemente non all’altezza delle aspettative non è necessariamente sintomo di un cattivo servizio di posizionamento; può aiutare l’imprenditore a capire che il suo business va messo a fuoco meglio, non solo nell’impostazione del sito, ma anche dei suoi prodotti e servizi e del loro posizionamento nel mercato
  5. Ci sono dei casi obiettivamente difficili; per es. per un nuovo agriturismo non può pensare di avere una visibilità in prima pagina per la sola parola, ma questo sarebbe obiettivamente anche inutile. Normalmente chi cerca un agriturismo lo cerca in una certa zona (es. Agriturismo Vicenza), ma anche a livello di provincia l’offerta, in Italia, è molto diffusa, e si aggiungono i portali verticali. Bisogna allora pensare a cosa contraddistingue la nostra offerta specifica (c’è il parco per i bambini, offro prodotti biologici, sorge in una zona particolare), e per questi il sito web deve essere molto convincente nel descrivere i servizi e nel renderli commercialmente appetibili.

Ma se dopo il primo investimento non ci sembra che arrivino i riscontri economici, che fare ?

  1. Non bisogna comunque desistere, un buon lavoro prima o poi paga, ma ci vuole coerenza in tutta la catena di vendita e idee chiare sul posizionamento del proprio prodotto (questa volta non parlo dei motori di ricerca, ma del marketing in generale)
  2. Sia per la visibilità, nei motori di ricerca, nei social networks, sia per la probabilità di convertire la visibilità in vendita, Content is King, il contenuto è l’elemento principe, per cui mettiamoci in testa che dobbiamo avere buone idee, o dare una forma accattivante alle buone idee.
  3. Per questo, ritengo preferibile privilegiare strategie di posizionamento che lavorino sui contenuti organici al sito, piuttosto che su “sovrastrutture” un po’ posticce
  4. Per mettere meglio a fuoco il nostro business, facciamoci sempre guidare da questa stella polare: quale elemento di passione ci ha portato a creare questo business (o di occuparcene) e che cosa l’azienda ambisce di poter fare meglio degli altri. Tanto più potremo e sapremo essere fedeli e coerenti a questi “principi” e tanto maggiore sarà la probabilità di successo.
  5. Infine, una volta chiarite le nostre idee, sforziamoci di capire cosa davvero può interessare e servire al target naturale dei nostri prodotti e servizi e quale forma di comunicazione, anche nel sito Internet, può massimizzare l’attenzione rivoltaci.

Se avremo la sensazione di avere messo bene a fuoco la nostra posizione nel mercato e le aspettative dei nostri potenziali clienti, non voglio arrivare a dire che il posizionamento nei motori di ricerca arriverà da solo, ma certamente saremo pronti a cogliere il massimo, come ritorno sull’investimento, dalle tecniche di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Written by esideny

luglio 4th, 2011 at 8:36 pm

SEO e indicizzazione, qualcosa non funziona?

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Frequentando un po’ i forum dedicati all’indicizzazione dei siti Internet e al loro posizionamento nei motori di ricerca, ci si rende facilmente conto di quali sono gli “incubi” di chi si cimenta da poco, ma anche da più tempo, con i motori di ricerca.

Anzi forse più propriamente dovremo dire col motore di ricerca: Google!

Lo strapotere di Google è forse uno dei problemi di chi voglia giustamente cercare il massimo della visibilità in Internet per la propria azienda, o per il proprio blog. Si sa, le posizioni dominanti non fanno mai bene al mercato e alla concorrenza, ma non voglio occuparmi ora di questo.

Prendiamo atto che oggi le ricerche su Internet si fanno in stragrande maggioranza su Google e misuriamoci con questo.

Chi pubblica un nuovo sito web vorrebbe che un minuto dopo questo fosse già indicizzato da Google e possibilmente che uscisse nei primi posti per le ricerche più attinenti al proprio settore.
Google offre molte informazioni su quali fattori possono favorire e sfavorire una buona indicizzazione. Inoltre registrandosi come webmaster del proprio sito (attraverso un sistema di autenticazione) mette a disposizione molti strumenti di analisi.

Ciononostante è lunghissima la schiera di persone che affermano di avere seguito tutte le indicazioni delle guide di Google eppure ….  il mio sito non è ancora visibile dopo due settimane … , non sono presente nelle prime X pagine per queste parole chiave, eppure ho fatto questo e quest’altro …

Per quello che mi consente la mia esperienza e il mio modo di vedere cerco di dare di riferimenti, più che dei consigli, per avere un piano consistente e realistico per ottenere buoni risultati nel medio periodo.

1. E’ il mio chiodo fisso, ho già toccato questo punto nel mio primissimo post su un buon approccio al web marketing, pensate bene, pianificate, analizzate le cose prima di costruire il sito, non dopo.

Come si dice, una cosa solida si costruisce su buone fondamenta, se la casa è la visibilità nei motori di ricerca, le fondamenta sono il vostro sito web, i contenuti, i collegamenti, le modalità e la frequenza di aggiornamento, dove la vostra “voce” potrà essere più distintamente sentita.

2. La scelta della struttura del sito web e dei contenuti è fondamentale, anche in funzione delle parole chiave che vorrete valorizzare.

Google scrive “Content is King!“. Al di là che molti siti costruiti al solo fine di essere visibili e con contenuti di bassissima utilità sono ancora molto premiati nelle SERP (i risultati organici delle ricerche) l’elemento che per me è importante chiarire è questo: difficilmente un sito di 4 pagine lasciate inalterate per mesi vi porterà lontano, salvo che siate in una nicchia molto piccola e la concorrenza sia sprovveduta.

Google sembra voler premiare sempre più i contenuti originali e approfonditi. Se la parte commerciale del vostro sito Internet non può che essere schematico, magari tecnico, senza arrivare a concepire un blog di supporto, pensate ad una sezione dedicata ad approfondimenti, aggiornato con una certa frequenza, o di news sul settore, di interesse più generale.

3. Fate una scelta intelligente delle parole chiave, le keywords, le espressioni di ricerca, su cui ottimizzare i contenuti del sito.

Se qualche anno fa anche un sito al suo debutto, con una buona ottimizzazione SEO, poteva arrivare rapidamente ai primissimi posti anche per keywords generiche, composte di una o due parole, oggi è bene puntare sulle frasi di ricerca più specifiche, composte da più parole, e puntare alla cosiddetta “long tail“. Un ottimo posizionamento per 10 o 20 di queste chiavi di ricerca equivale, in termini di potenziale per le visite al vostro sito, ad una o due keywords dieci volte più popolari nelle ricerche. La differenza è che per le 2 keywords più popolari potreste restare alla quinta, ottava, o quindicesima pagina, mentre per le keywords più specifiche potreste arrivare in tempi ragionevoli in prima pagina, magari anche nei primi cinque posti dei risultati organici, e quindi avere dei click al sito. Inoltre questi click potrebbero dare tassi di conversione (contatti, acquisti) più elevati.

E qui si torna ai contenuti, per posizionare molte keywords serve un sito ben articolato, un buon numero di pagine e testi estesi.

3. Siate consapevoli dei tempi necessari all’indicizzazione di un nuovo sito, vi eviterà errori e sforzi inutili

Su Internet, purtroppo, si sono trasferite alcune alcune deformazioni del mondo reale: le raccomandazioni contano, eccome!
Se il vostro sito sarà “presentato” con l’inserimento di un link da un sito “anziano” e che gode di ottima credibilità (PageRank, TrustRank, alta fequenza di aggiornamento della cache, …) potrebbe essere indicizzato già dopo pochi giorni, almeno per la home page. In caso contrario, con la sola segnalazione col classico add url (per Google: http://www.google.it/addurl/) potreste dover attendere settimane.

4. Fate le giuste mosse dopo la pubblicazione

E’ bene segnalare il sito almeno ai 3 principali motori di ricerca (Google, Yahoo, Bing); nel farlo sarebbe consigliabile registrare il sito come proprio, nei rispettivi spazi dedicati ai webmaster, con una delle modalità indicate da ciascun motore di ricerca:
- Google: http://www.google.com/webmasters/tools/?hl=it
- Yahoo: http://siteexplorer.search.yahoo.com/
- Bing: http://www.bing.com/webmaster/

Non fermatevi però qui. Scrivete un comunicato stampa al vostro meglio e diffondetelo (vedi il mio post precedente sui comunicati stampa), nei siti dedicati, e col social bookmarking. Se avete un profilo Facebook e Twitter, inserite un link anche lì.

Segnalate subito il sito su qualche directory: certamente Dmoz.org è importante, fatelo subito, ma dovrete attendere a volte mesi e mesi per l’inclusione del vostro sito Internet. A voi serve qualche referenza subito. Per segnalare 3 directory su cui ho sperimentato risposte molto celeri posso indicare, ad esempio: Geweb.org, DirectoryAziende.eu, Sullarete.it .

5. Completate il vostro set di strumenti e preparatevi a tempi lunghi

Essere preparati a quello che ci attenderà ci aiuta a fare le cose giuste nei tempi giusti. Utilizzate Google Analytics per comprendere da dove arrivano le visite al vostro sito, utilizzate strumenti come Yahoo! Site Explorer e gli strumenti per webmaster di Google per capire da dove arrivano gli inbound links (i links entranti). Installate delle buone estensioni o componenti aggiuntivi SEO al vostro Firefox per verificare il vostro sito web e quelli della vostra concorrenza.
Utilizzate uno strumento di monitoraggio del vostro ranking su Google, come Rank Tracker o Free Monitor for Google.

Giudicate i risultati sulla base di sei mesi – un anno almeno, senza farvi spaventare o disorientare se di tanto in tanto vedrete il vostro ranking oscillare per certe keywords anche di decine di posizioni. A volte capita, nei periodi di aggiornamento degli indici o degli algoritmi. In questi casi attendete sempre una o due settimane prima di trarre conclusioni e intraprendere azioni più o meno drastiche.

Written by esideny

marzo 4th, 2011 at 11:13 pm

Google combatte i siti che fabbricano contenuti

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Su PCMag.com si legge oggi sull’intenzione di Google di combattere i siti di dubbia qualità attraverso un nuovo tool per il suo browser Google Chrome.

Questa estensione non solo influenzerà i risultati delle ricerche visti dagli utilizzatori, ma sembra che Google utilizzerà questi dati per modificare i risultati delle ricerche di tutti gli utenti.

Matt Cutts afferma infatti che studieranno il feedback risultante e lo analizzeranno come potenziale segnale di ranking per i risultati delle ricerche, nonostante guardino a questo ancora come ad un esperimento.

L’estensione è disponibile in Inglese, Francese, Tedesco, Italiano, Portoghese, Russo, Spagnolo e Turco.

Sembra un ulteriore passo di Google per cercare di arginare le tecniche di posizionamento dei siti Internet che prescindono dalla qualità dei contenuti e dei siti stessi.

Written by esideny

febbraio 15th, 2011 at 3:40 pm

Posted in Generici

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Quanto costa il servizio di SEO?

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costi del seoGoogle e Internet sono davvero straordinari e ci possono venire in soccorso anche in questo caso.

Scrivete nella barra di ricerca di Google “Quanto costa servizio SEO?” e vi usciranno dei links interessanti, alcuni di siti che propongono il servizio, altri di forum e blog in cui si discute dell’argomento.

Un servizio SEO che si rispetti deve porsi una durata di alcuni mesi, perché le conseguenze di certe azioni si vedono nei motori di ricerca solo dopo alcune settimane (a volte mesi).

Va poi compreso che le variabili in gioco sono molte:
- il numero di lingue in cui il sito è tradotto e per cui si vuole realizzare l’ottimizzazione (beati gli americani a cui basta l’inglese!)
- il numero di keywords, parole chiave, su cui si intende puntare
- il grado di concorrenza nel settore
- il punto di partenza (lo stato di ottimizzazione e visibilità del sito quando il servizio comincia)

Lasciando da parte intanto situazioni molto complesse, per un servizio base troverete che è difficile spendere meno di 1000 euro (anche se qualche offerta esiste), spesso ci si avvicina o si supera la cifra di 1500, per il primo anno, e non è difficile trovare richieste ben superiori.

Qualcuno imposta il servizio sulla consulenza, ragionando a ore o giornate, altri propongono un servizio “chiavi in mano” proponendosi di intervenire direttamente sul sito e su alcuni elementi esterni.

Se volete cercare di capire se è tanto o poco, cercate di capire quanto tempo il consulente, o i collaboratori dell’agenzia a cui vi rivolgete, potrebbe dedicare al vostro sito.

Facciamo un’ipotesi ragionevole: mezza giornata per capire, conoscendovi un po’, come valorizzare la vostra attività, studiare il settore e la concorrenza in Internet, individuare le giuste parole chiave e lo stato del sito.
Un’ora in media al giorno dedicata esclusivamente a voi per 2 settimane (per modificare il sito, o scrivere le cose da modificare, negli elementi “tecnici”, nei testi, nella creazione di nuove pagine, ecc.), per segnalare il sito in qualche directory, per monitorare il posizionamento.
Due ore alla settimana per altre 6 settimane, per arrivare a coprire circa 2 mesi.
Poi due ore al mese per i successivi 4. In totale fa 34, diciamo 35 per arrotondare. A 25 euro l’ora fa 875, a 50 fa 1750.

Che siano 1000 o 4000 è legittimo chiedersi se siano ben spesi, e quali risultati è legittimo attendersi.

Qualora il servizio di ottimizzazione per i motori di ricerca fosse misurabile in modo diretto e inequivocabile (es. fare in modo che la valutazione calcolata dal modulo Seo Doctor, vedi mio articolo sulle basi per misurare l’ottimizzazione per tutte le pagine, arrivi a 100%), non sarebbe difficile concludere se il lavoro è stato fatto bene o male.

Il fatto è che chi si rivolge ad una web agency o a un consulente SEO non è minimamente interessato a sapere come sono fatte le sue pagine web, ma vuole stare al primo posto su Google per la parola chiave più generica che possa venire in mente per il suo settore (es. uno che ha una pizzeria si chiede coma fa a uscire per primo per la parola “pizzeria”).

A questo punto, anche chiarito che non si può aspirare necessariamente al primo posto per keywords per cui la competizione è enorme, le cose si fanno più complicate.

Come giudicare quanto è giusto spendere?

Il mio primo consiglio può sembrare banale, ciononostante spesso mi rendo conto che vale la pena darlo. Si faccia innanzi tutto una valutazione di quanto ci può far vendere, in più, un sito che riceva più visite (il doppio, il triplo, …), meglio se mirate. Non parlo solo di e-commerce, ma anche di aziende e servizi tradizionali, per cui il sito è una vetrina per prodotti e servizi.
Può sembrare strano, ma nella mia esperienza professionale mi sono sentito dire più di una volta che non interessa trovare nuovi clienti attraverso il sito perché non si riuscirebbero a gestire nuovi clienti (!) oppure perché i clienti li si trova in altro modo (andando alle fiere o stampando costosissimi cataloghi che per loro natura sono destinati, prima o dopo, al cestino).

Ci sono aziende che potrebbero incrementare il fatturato di decine di migliaia di euro (non voglio riferirmi qui a grandi aziende per cui si potrebbe parlare di cifre ben superiori), ma a cui l’idea di investire mille o duemila euro in una cosa che non possono toccare con mano sembra una follia.

Riprendendo l’esempio di conto fatto sopra, se il preventivo ricevuto vi sembra eccessivo, cercate di capire quanto tempo e perché verrà dedicato al vostro sito, e per fare cosa.

Come giudicare i risultati?

I servizi “chiavi in mano”, offerti in genere dalle web agency, offrono delle garanzie minime (a volte a ben guardarci sono davvero minime!), un certo numero di posizionamenti in un certo numero di motori di ricerca.
Cercate di capire se queste garanzie sono serie (è naturale che siate tanto più esigenti quanto maggiore è il costo del servizio).

Non è escluso che si offrano come garanzia il raggiungimento di obiettivi come l’incremento di traffico sul sito (in questo caso cercate di avere uno strumento di misura “indipendente”, es. Google Analytics, o le vostre statistiche sugli accessi).

Una campagna di ottimizzazione del posizionamento nei motori di ricerca non deve necessariamente preoccuparsi di cosa succede una volta che gli utenti arrivano al sito, anche se questo elemento dovrebbe essere fondamentale per il proprietario del sito.
L’utilità delle visite dipende dal fatto che la visibilità sia realizzata rispetto alle giuste ricerche (qui conta la scelta delle keywords), e che i contenuti del sito siano convincenti anche per i potenziali clienti, e non solo per i motori di ricerca.

E’ possibile risparmiare?

Risparmiare per me è possibile (qui devo denunciare un certo conflitto di interessi, rispetto a quello che propone la mia web agency), per esempio evitando che il sito sia costruito in modo non ottimizzato (non necessariamente costa di meno), per poi pagare qualcuno che lo aggiusti (e che dovrà investire parte del suo tempo per capire come mettere le mani in quello che è stato fatto da altre mani).

Inoltre i costi di mantenimento applicati in genere in modo automatico negli anni successivi non necessariamente sono ben destinati. A volte sono necessari, spesso sono utili, ma a volte rappresentano più una rendita per chi vi offre il servizio, che una necessità per voi.
Con questo non dico che sia giusto aspettarsi di vivere di rendita per anni, anzi, ma che di anno in anno ci può essere un modo più o meno efficace di investire del denaro nel web marketing.

Written by esideny

febbraio 4th, 2011 at 10:37 pm