Web Marketing, SEO, Internet | Vistodame.com

Un osservatorio particolare su Internet

rss

Archive for the ‘google’ tag

Meglio primi su Google o su Facebook?

with one comment

Be Sociable, Share!

Chi si occupa di posizionamento nei motori di ricerca e del cosiddetto SEM (Search Engine Marketing) non può oggi fare a meno di confrontarsi con la crescente attenzione delle aziende verso i Social Networks (Facebook in primis) come mezzo di e-marketing.

La socialità è un elemento essenziale dell’essere umano, da sempre, e gli attuali social networks sembrano quindi rappresentare la naturale evoluzione della tecnologia Internet per assecondare questa propensione.

Il fatto è che l’interesse commerciale si è rapidamente insinuato nei più sottili meccanismi di questi canali di comunicazione digitale. Da Facebook a FourSquare “qualcuno” vuole portarci a rendere “pubbliche” tutte le nostre preferenze e i nostri acquisti.

L’idea di fondo è semplice e per nulla nuova. Tutti noi siamo portati a fare cose e acquisti se consigliati da persone di nostra conoscenza e fiducia (il classico passaparola). Internet ha reso possibile estendere la nostra cerchia di “amici” in modo impensabile coi canali di comunicazione e incontro tradizionali, e quindi ha fatto nascere forme nuove e più complesse di passaparola.

Se il singolo utente si può illudere di avere il controllo sull’estensione della propria “esposizione”, chi controlla i networks dispone in realtà dell’interezza delle informazioni prodotte dalle condivisioni sociali.

La trasmissione di inchiesta Report (RAI3) ha dedicato nell’ultima stagione una trasmissione sui “rischi” per la nostra privacy collegati all’utilizzo dei social networks (e non solo), che ha, come sempre, attirato l’attenzione di molti e fatto accrescere la sensibilità su questo tema (l’ho riscontrato anche tra i miei contatti).

Ciò detto, non si può però negare che il “Mi piace” è oggi un must del marketing, tanto da essere stato sperimentato anche in configurazioni “off-line” tramite la tecnologia RfId (sensori di prossimità e tag opportunamente configurati utilizzati nel corso di eventi per esprimere le preferenze dei partecipanti).

Oggi, in particolare nelle applicazioni B2C (Business to Consumer), c’è bisogno di esposizione tramite il “Mi piace“, quanto di visibilità nei motori di ricerca, ed è lecito porsi il problema se l’influenza di Facebook, e degli altri Social Networks, sia destinata a superare quella di Google e dei motori di ricerca. Prova ne è anche il recente lancio di Google+1, come prima riposta del colosso Internet, alla sempre più agguerrita concorrenza.

La mia opinione è che ci sono molti contesti dove l’importanza della visibilità nei motori di ricerca è ancora prevalente (ovvio che potendo è meglio trarre il massimo da entrambi i canali), mentre in altri (es. la Brand Reputation, il rapporto delle grandi marche coi propri clienti, o le iniziative basate su “eventi”) sia ormai indispensabile un congruo investimento nella cura della propria presenza nei Social Networks.

 

Written by esideny

luglio 11th, 2011 at 10:28 am

SEO e indicizzazione, qualcosa non funziona?

with 3 comments

Be Sociable, Share!

Frequentando un po’ i forum dedicati all’indicizzazione dei siti Internet e al loro posizionamento nei motori di ricerca, ci si rende facilmente conto di quali sono gli “incubi” di chi si cimenta da poco, ma anche da più tempo, con i motori di ricerca.

Anzi forse più propriamente dovremo dire col motore di ricerca: Google!

Lo strapotere di Google è forse uno dei problemi di chi voglia giustamente cercare il massimo della visibilità in Internet per la propria azienda, o per il proprio blog. Si sa, le posizioni dominanti non fanno mai bene al mercato e alla concorrenza, ma non voglio occuparmi ora di questo.

Prendiamo atto che oggi le ricerche su Internet si fanno in stragrande maggioranza su Google e misuriamoci con questo.

Chi pubblica un nuovo sito web vorrebbe che un minuto dopo questo fosse già indicizzato da Google e possibilmente che uscisse nei primi posti per le ricerche più attinenti al proprio settore.
Google offre molte informazioni su quali fattori possono favorire e sfavorire una buona indicizzazione. Inoltre registrandosi come webmaster del proprio sito (attraverso un sistema di autenticazione) mette a disposizione molti strumenti di analisi.

Ciononostante è lunghissima la schiera di persone che affermano di avere seguito tutte le indicazioni delle guide di Google eppure ….  il mio sito non è ancora visibile dopo due settimane … , non sono presente nelle prime X pagine per queste parole chiave, eppure ho fatto questo e quest’altro …

Per quello che mi consente la mia esperienza e il mio modo di vedere cerco di dare di riferimenti, più che dei consigli, per avere un piano consistente e realistico per ottenere buoni risultati nel medio periodo.

1. E’ il mio chiodo fisso, ho già toccato questo punto nel mio primissimo post su un buon approccio al web marketing, pensate bene, pianificate, analizzate le cose prima di costruire il sito, non dopo.

Come si dice, una cosa solida si costruisce su buone fondamenta, se la casa è la visibilità nei motori di ricerca, le fondamenta sono il vostro sito web, i contenuti, i collegamenti, le modalità e la frequenza di aggiornamento, dove la vostra “voce” potrà essere più distintamente sentita.

2. La scelta della struttura del sito web e dei contenuti è fondamentale, anche in funzione delle parole chiave che vorrete valorizzare.

Google scrive “Content is King!“. Al di là che molti siti costruiti al solo fine di essere visibili e con contenuti di bassissima utilità sono ancora molto premiati nelle SERP (i risultati organici delle ricerche) l’elemento che per me è importante chiarire è questo: difficilmente un sito di 4 pagine lasciate inalterate per mesi vi porterà lontano, salvo che siate in una nicchia molto piccola e la concorrenza sia sprovveduta.

Google sembra voler premiare sempre più i contenuti originali e approfonditi. Se la parte commerciale del vostro sito Internet non può che essere schematico, magari tecnico, senza arrivare a concepire un blog di supporto, pensate ad una sezione dedicata ad approfondimenti, aggiornato con una certa frequenza, o di news sul settore, di interesse più generale.

3. Fate una scelta intelligente delle parole chiave, le keywords, le espressioni di ricerca, su cui ottimizzare i contenuti del sito.

Se qualche anno fa anche un sito al suo debutto, con una buona ottimizzazione SEO, poteva arrivare rapidamente ai primissimi posti anche per keywords generiche, composte di una o due parole, oggi è bene puntare sulle frasi di ricerca più specifiche, composte da più parole, e puntare alla cosiddetta “long tail“. Un ottimo posizionamento per 10 o 20 di queste chiavi di ricerca equivale, in termini di potenziale per le visite al vostro sito, ad una o due keywords dieci volte più popolari nelle ricerche. La differenza è che per le 2 keywords più popolari potreste restare alla quinta, ottava, o quindicesima pagina, mentre per le keywords più specifiche potreste arrivare in tempi ragionevoli in prima pagina, magari anche nei primi cinque posti dei risultati organici, e quindi avere dei click al sito. Inoltre questi click potrebbero dare tassi di conversione (contatti, acquisti) più elevati.

E qui si torna ai contenuti, per posizionare molte keywords serve un sito ben articolato, un buon numero di pagine e testi estesi.

3. Siate consapevoli dei tempi necessari all’indicizzazione di un nuovo sito, vi eviterà errori e sforzi inutili

Su Internet, purtroppo, si sono trasferite alcune alcune deformazioni del mondo reale: le raccomandazioni contano, eccome!
Se il vostro sito sarà “presentato” con l’inserimento di un link da un sito “anziano” e che gode di ottima credibilità (PageRank, TrustRank, alta fequenza di aggiornamento della cache, …) potrebbe essere indicizzato già dopo pochi giorni, almeno per la home page. In caso contrario, con la sola segnalazione col classico add url (per Google: http://www.google.it/addurl/) potreste dover attendere settimane.

4. Fate le giuste mosse dopo la pubblicazione

E’ bene segnalare il sito almeno ai 3 principali motori di ricerca (Google, Yahoo, Bing); nel farlo sarebbe consigliabile registrare il sito come proprio, nei rispettivi spazi dedicati ai webmaster, con una delle modalità indicate da ciascun motore di ricerca:
- Google: http://www.google.com/webmasters/tools/?hl=it
- Yahoo: http://siteexplorer.search.yahoo.com/
- Bing: http://www.bing.com/webmaster/

Non fermatevi però qui. Scrivete un comunicato stampa al vostro meglio e diffondetelo (vedi il mio post precedente sui comunicati stampa), nei siti dedicati, e col social bookmarking. Se avete un profilo Facebook e Twitter, inserite un link anche lì.

Segnalate subito il sito su qualche directory: certamente Dmoz.org è importante, fatelo subito, ma dovrete attendere a volte mesi e mesi per l’inclusione del vostro sito Internet. A voi serve qualche referenza subito. Per segnalare 3 directory su cui ho sperimentato risposte molto celeri posso indicare, ad esempio: Geweb.org, DirectoryAziende.eu, Sullarete.it .

5. Completate il vostro set di strumenti e preparatevi a tempi lunghi

Essere preparati a quello che ci attenderà ci aiuta a fare le cose giuste nei tempi giusti. Utilizzate Google Analytics per comprendere da dove arrivano le visite al vostro sito, utilizzate strumenti come Yahoo! Site Explorer e gli strumenti per webmaster di Google per capire da dove arrivano gli inbound links (i links entranti). Installate delle buone estensioni o componenti aggiuntivi SEO al vostro Firefox per verificare il vostro sito web e quelli della vostra concorrenza.
Utilizzate uno strumento di monitoraggio del vostro ranking su Google, come Rank Tracker o Free Monitor for Google.

Giudicate i risultati sulla base di sei mesi – un anno almeno, senza farvi spaventare o disorientare se di tanto in tanto vedrete il vostro ranking oscillare per certe keywords anche di decine di posizioni. A volte capita, nei periodi di aggiornamento degli indici o degli algoritmi. In questi casi attendete sempre una o due settimane prima di trarre conclusioni e intraprendere azioni più o meno drastiche.

Written by esideny

marzo 4th, 2011 at 11:13 pm

Google combatte i siti che fabbricano contenuti

without comments

Be Sociable, Share!

Su PCMag.com si legge oggi sull’intenzione di Google di combattere i siti di dubbia qualità attraverso un nuovo tool per il suo browser Google Chrome.

Questa estensione non solo influenzerà i risultati delle ricerche visti dagli utilizzatori, ma sembra che Google utilizzerà questi dati per modificare i risultati delle ricerche di tutti gli utenti.

Matt Cutts afferma infatti che studieranno il feedback risultante e lo analizzeranno come potenziale segnale di ranking per i risultati delle ricerche, nonostante guardino a questo ancora come ad un esperimento.

L’estensione è disponibile in Inglese, Francese, Tedesco, Italiano, Portoghese, Russo, Spagnolo e Turco.

Sembra un ulteriore passo di Google per cercare di arginare le tecniche di posizionamento dei siti Internet che prescindono dalla qualità dei contenuti e dei siti stessi.

Written by esideny

febbraio 15th, 2011 at 3:40 pm

Posted in Generici

Tagged with , , , ,

Migliora il posizionamento del tuo sito: inbound links

with 4 comments

Be Sociable, Share!

Nel mio percorso di comunicazione diretto a chi voglia prendere coscienza di quali fattori possono determinare una migliore visibilità della propria presenza in Internet, parto dagli elementi su cui è possibile intervenire senza particolari conoscenze tecniche.
E’ ormai consolidato (potrete trovare centinaia di articoli e discussioni nei forum in proposito) che i motori di ricerca (Google in primis) determinano l’importanza di un sito rispetto a certe parole chiave (e quindi l’ordine di posizionamento nelle cosidette SERP) anche in funzione del numero links entranti, da altri siti: gli inbound links appunto.

In situazioni di elevata concorrenza in cui l’ottimizzazione della struttura e dei contenuti del sito sono diffusi, questa non è più sufficiente per emergere nei primissimi posti, per cui i fattori esterni al sito diventano determinanti.

Proprio per questo nel tempo si sono diffuse tecniche e abitudini assimilabili allo spam (per usare un termine noto a tutti, se non altro nel contesto della posta elettronica), una sorta di “doping” dei links entranti, che non intendo approfondire in questo articolo.
Esiste però anche un modo meno spregiudicato e più opportuno per ottenere risultati duraturi per aumentare il numero di inbound links al nostro sito, o blog.
Prima di arrivare a parlare dalla possibilità di diffondere press release e di utilizzare l’article marketing (lo farò in altri post) , do qualche suggerimento, per chi ne avesse bisogno, su come e dove “segnalare” il proprio sito.

Ho già fatto riferimento fin dal mio primo intervento sull’importanza di saper misurare, ed anche “osservare” per imparare da esempi positivi, per cui anche in questo caso parto proprio con questa impostazione.

Torno a citare come strumento utile il Site Explorer di Yahoo. Prima però dobbiamo effettuare una ricerca su Google per una frase chiave per cui vorremmo essere trovati nei primi posti dei risultati organici (non sponsorizzati).
Prendiamo quindi a riferimento dei siti Internet che compaiono prima del nostro (non solamente i primissimi risultati), magari quelli che oggettivamente sono più simili al nostro (per numero di pagine e tipologia di contenuti, o per tipo di servizio o di azienda cui si riferiscono).

Ripetiamo quindi per alcuni di questi siti la seguente operazione:
- copiate la URL del sito sulla barra di Site Explorer di Yahoo, e cliccate Explore Url
- cliccate su Inlinks (ho citato questa funzione per comprendere lo stato di “popolarità” anche del proprio sito)
- selezionate l’opzione “Except from this domain

Utilizza Site Explorer di Yahoo

La lista si restringerà ai soli backlinks esterni, e qui comincia il lavoro vero. Cominciate ad esplorare i siti, in particolare quelli che vi sembrano, dal nome, siti con struttura di directory (elenchi di siti) o riferibili al vostro settore (o nicchia).

Uso il termine “esplorare” perché anche qualora troviate immediatamente, aprendolo, un link “segnala un sito” in bella vista, prima di procedere alla segnalazione del vostro, consiglio di fare qualche valutazione.

Innanzi tutto se utilizzerete come browser Firefox ed avete installato la Google Toolbar (come ho consigliato parlando degli strumenti base per misurare l’ottimizzazione del proprio sito), sarà facile verificare il PageRank di quel sito.
Aprendo un’altra scheda del browser una seconda pagina del Site Explorer di Yahoo (per non perdere la vista dell’elenco nella prima pagina), potete “esplorare” anche il sito in oggetto, per vedere quante sue pagine sono state indicizzate e quanti inlinks possiede.

Al di là di questi fattori numerici, consiglio di verificare che tipo di siti sono elencati nella pagina dove potrebbe essere inserito il vostro (la pagina dove è presente il link del sito concorrente da cui siete partiti), il numero di links contenuti, e in generale l’impressione generale di “serietà” che ne ricevete.

Qualora decidiate di non segnalare il vostro sito, perché queste verifiche vi danno dei segnali negativi (PageRank molto basso, siti linkati di discutibile qualità o attinenza al vostro settore, impressione di sito improvvisato a scopo meramente pubblicitario) consiglio di tenere una sorta di “diario” di queste conclusioni, in modo da evitare di perdere tempo a riconsiderarlo a distanza di tempo.

Quali sono i siti migliori su cui cercare di avere un link entrante sul proprio?

Certamente quelli con alto PageRank e quelli con molta attinenza al proprio settore e alle parole chiave importanti per voi.

Dmoz.org è la Open Directory più importante, l’inserimento è gratuito, anche se in genere è molto lento (possono passare mesi dalla segnalazione): scegliete bene la categoria e fate attenzione alle “regole” evidenziate nella pagina di inserimento.

Yahoo è l’altra directory a PageRank più elevato, ma l’inclusione ha un costo annuo (oggi) di 299,00 $.
Esistono altre directory internazionali, con PR superiore a 6, su cui però non scendo ora in dettaglio (sono adatte a siti multilingua, inglese, e/o prevedono un costo annuo).

Siti che richiedono lo scambio di links

Esiste una discussione tra gli specialisti, se il peso dei links reciproci sia o meno annullato dai motori di ricerca, o addirittura penalizzante. Personalmente sposo il punto di vista di chi sostiene che se lo scambio di links avviene tra due siti di buona qualità ed attinenti ad un tema comune, questo non solo non possa essere penalizzante, ma debba anche generare una considerazione positiva.
Trovo però che gli scambi di links vadano valutati attentamente, e personalmente, se si tratta di siti aziendali o comunque commerciali, e non blog personali, sarei molto selettivo.

Quali siti evitare?

Se si tratta di directory di siti aziendali o tematici, è comprensibile che le pagine interne, dove verrebbe inserito il link al nostro, non abbia un PageRank particolarmente elevato, ma se si tratta di siti di contenuto, non directory, vanno evitati siti con PageRank molto basso, almeno in prima battuta. Farei un’eccezione se l’attinenza con le keywords importanti per noi e la qualità della pagina e del sito siano molto convincenti.

E’ comunemente indicato come potenzialmente penalizzante essere inseriti in siti che linkano a siti di spam (l’ho direttamente sperimentato con un sito di un mio cliente, che era stato inserito a sua insaputa).

In conclusione, due ultime indicazioni:
- nel lavoro di “censimento” che ho descritto sopra, appuntatevi i vari siti e divideteli tra quelli che vi convincono di più (più attinenti, con PR più alto, …) dagli altri, e procedete alla segnalazione partendo dai migliori, e considerando gli altri sono in una seconda fase
- se cercate o vi imbattete in articoli e discussioni che elencano siti che accettano la segnalazione gratuita, fate comunque molta attenzione, spesso mi è capitato di trovare tali liste poco aggiornate o poco accurate, scritte probabilmente anche, o soprattutto, per attirare visite puntando sulla quantità di siti segnalati. Valutateli comunque col vostro spirito critico.

Google Chrome 9

without comments

Be Sociable, Share!

E’ uscita la nuova versione di Google Chrome. Se già utilizzate questo browser, andate sul simbolo della chiave inglese in alto a destra e scegliete la voce Informazioni su Google Chrome, l’aggiornamento partirà automaticamente.
Per info sulle novità cerca su http://news.yahoo.com/technology/internet

Written by esideny

febbraio 5th, 2011 at 4:39 pm

Posted in Generici

Tagged with , , ,

Quanto costa il servizio di SEO?

with one comment

Be Sociable, Share!

costi del seoGoogle e Internet sono davvero straordinari e ci possono venire in soccorso anche in questo caso.

Scrivete nella barra di ricerca di Google “Quanto costa servizio SEO?” e vi usciranno dei links interessanti, alcuni di siti che propongono il servizio, altri di forum e blog in cui si discute dell’argomento.

Un servizio SEO che si rispetti deve porsi una durata di alcuni mesi, perché le conseguenze di certe azioni si vedono nei motori di ricerca solo dopo alcune settimane (a volte mesi).

Va poi compreso che le variabili in gioco sono molte:
- il numero di lingue in cui il sito è tradotto e per cui si vuole realizzare l’ottimizzazione (beati gli americani a cui basta l’inglese!)
- il numero di keywords, parole chiave, su cui si intende puntare
- il grado di concorrenza nel settore
- il punto di partenza (lo stato di ottimizzazione e visibilità del sito quando il servizio comincia)

Lasciando da parte intanto situazioni molto complesse, per un servizio base troverete che è difficile spendere meno di 1000 euro (anche se qualche offerta esiste), spesso ci si avvicina o si supera la cifra di 1500, per il primo anno, e non è difficile trovare richieste ben superiori.

Qualcuno imposta il servizio sulla consulenza, ragionando a ore o giornate, altri propongono un servizio “chiavi in mano” proponendosi di intervenire direttamente sul sito e su alcuni elementi esterni.

Se volete cercare di capire se è tanto o poco, cercate di capire quanto tempo il consulente, o i collaboratori dell’agenzia a cui vi rivolgete, potrebbe dedicare al vostro sito.

Facciamo un’ipotesi ragionevole: mezza giornata per capire, conoscendovi un po’, come valorizzare la vostra attività, studiare il settore e la concorrenza in Internet, individuare le giuste parole chiave e lo stato del sito.
Un’ora in media al giorno dedicata esclusivamente a voi per 2 settimane (per modificare il sito, o scrivere le cose da modificare, negli elementi “tecnici”, nei testi, nella creazione di nuove pagine, ecc.), per segnalare il sito in qualche directory, per monitorare il posizionamento.
Due ore alla settimana per altre 6 settimane, per arrivare a coprire circa 2 mesi.
Poi due ore al mese per i successivi 4. In totale fa 34, diciamo 35 per arrotondare. A 25 euro l’ora fa 875, a 50 fa 1750.

Che siano 1000 o 4000 è legittimo chiedersi se siano ben spesi, e quali risultati è legittimo attendersi.

Qualora il servizio di ottimizzazione per i motori di ricerca fosse misurabile in modo diretto e inequivocabile (es. fare in modo che la valutazione calcolata dal modulo Seo Doctor, vedi mio articolo sulle basi per misurare l’ottimizzazione per tutte le pagine, arrivi a 100%), non sarebbe difficile concludere se il lavoro è stato fatto bene o male.

Il fatto è che chi si rivolge ad una web agency o a un consulente SEO non è minimamente interessato a sapere come sono fatte le sue pagine web, ma vuole stare al primo posto su Google per la parola chiave più generica che possa venire in mente per il suo settore (es. uno che ha una pizzeria si chiede coma fa a uscire per primo per la parola “pizzeria”).

A questo punto, anche chiarito che non si può aspirare necessariamente al primo posto per keywords per cui la competizione è enorme, le cose si fanno più complicate.

Come giudicare quanto è giusto spendere?

Il mio primo consiglio può sembrare banale, ciononostante spesso mi rendo conto che vale la pena darlo. Si faccia innanzi tutto una valutazione di quanto ci può far vendere, in più, un sito che riceva più visite (il doppio, il triplo, …), meglio se mirate. Non parlo solo di e-commerce, ma anche di aziende e servizi tradizionali, per cui il sito è una vetrina per prodotti e servizi.
Può sembrare strano, ma nella mia esperienza professionale mi sono sentito dire più di una volta che non interessa trovare nuovi clienti attraverso il sito perché non si riuscirebbero a gestire nuovi clienti (!) oppure perché i clienti li si trova in altro modo (andando alle fiere o stampando costosissimi cataloghi che per loro natura sono destinati, prima o dopo, al cestino).

Ci sono aziende che potrebbero incrementare il fatturato di decine di migliaia di euro (non voglio riferirmi qui a grandi aziende per cui si potrebbe parlare di cifre ben superiori), ma a cui l’idea di investire mille o duemila euro in una cosa che non possono toccare con mano sembra una follia.

Riprendendo l’esempio di conto fatto sopra, se il preventivo ricevuto vi sembra eccessivo, cercate di capire quanto tempo e perché verrà dedicato al vostro sito, e per fare cosa.

Come giudicare i risultati?

I servizi “chiavi in mano”, offerti in genere dalle web agency, offrono delle garanzie minime (a volte a ben guardarci sono davvero minime!), un certo numero di posizionamenti in un certo numero di motori di ricerca.
Cercate di capire se queste garanzie sono serie (è naturale che siate tanto più esigenti quanto maggiore è il costo del servizio).

Non è escluso che si offrano come garanzia il raggiungimento di obiettivi come l’incremento di traffico sul sito (in questo caso cercate di avere uno strumento di misura “indipendente”, es. Google Analytics, o le vostre statistiche sugli accessi).

Una campagna di ottimizzazione del posizionamento nei motori di ricerca non deve necessariamente preoccuparsi di cosa succede una volta che gli utenti arrivano al sito, anche se questo elemento dovrebbe essere fondamentale per il proprietario del sito.
L’utilità delle visite dipende dal fatto che la visibilità sia realizzata rispetto alle giuste ricerche (qui conta la scelta delle keywords), e che i contenuti del sito siano convincenti anche per i potenziali clienti, e non solo per i motori di ricerca.

E’ possibile risparmiare?

Risparmiare per me è possibile (qui devo denunciare un certo conflitto di interessi, rispetto a quello che propone la mia web agency), per esempio evitando che il sito sia costruito in modo non ottimizzato (non necessariamente costa di meno), per poi pagare qualcuno che lo aggiusti (e che dovrà investire parte del suo tempo per capire come mettere le mani in quello che è stato fatto da altre mani).

Inoltre i costi di mantenimento applicati in genere in modo automatico negli anni successivi non necessariamente sono ben destinati. A volte sono necessari, spesso sono utili, ma a volte rappresentano più una rendita per chi vi offre il servizio, che una necessità per voi.
Con questo non dico che sia giusto aspettarsi di vivere di rendita per anni, anzi, ma che di anno in anno ci può essere un modo più o meno efficace di investire del denaro nel web marketing.

Written by esideny

febbraio 4th, 2011 at 10:37 pm