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SEO: cosa conta davvero alle fine del 2011

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Siamo ormai in vsta della fine del 2011, e proprio all’inizio di quest’anno risale il mio primo post su questo blog dedicato ad Internet e al Web Marketing visto anche, se non soprattutto, da un punto di vista utile ai piccoli e medi business, ovvero quelli che più da vicino ho conosciuto in 10 anni di professione nel web.

Ho quindi deciso di tirare le somme di un anno che ha visto molti cambiamenti significativi in questo mondo, in particolare per quanto concerne l’ormai celeberrimo SEO (Search Engine Optimization), ovvero la pratica professionale (almeno lo dovrebbe essere) per assicurarsi che i contenuti di un sito possano essere indicizzati al meglio dai motori di ricerca per determinate parole chiave.

Negli ultimi mesi riconosco che io stesso ho avuto dei momenti di “disorientamento”, tra l’avvento di Google Panda, l’evoluzione dei social networks, l’esplosione del social media e del geo-local marketing (il marketing che utilizza tutti gli strumenti che si concentrano sulla possibilità di raggiungere un certo target di utenti localizzato geograficamente).

Ho seguito da vicino i “patemi” di molti proprietari di siti espressi in forum specializzati, a partire da quello per webmaster di Google, terrorizzati dagli effetti che Panda e la dichiarata battaglia del leader indiscusso dei motori di ricerca contro i contenuti duplicati e di scarsa qualità, avrebbero avuto (o stavano avendo) sul posizionamento dei loro siti.

Ho seguito le discussioni tecniche di mie colleghi, con maggiore visibilità e notorietà sul web di quella che posso avere io, in cui snocciolavano le nuove certezze di cosa è giusto e sbagliato agli occhi dei nuovi aggiornamenti dell’algoritmo più celebre del web, e sperimentando per un anno intero mi sono convinto che l’unica cosa davvero sensata da affermare a chi vuole capire come gestire bene il proprio sito per assicurarsi molte visite e buona visibilità nei motori di ricerca è quella che vado a sintetizzare nella seconda parte di questo post.

SEO dopo Google Panda

Innanzi tutto diffidare di chi cerca di convincervi che lui si ha capito tutto del nuovo SEO, e che gli altri dicono un sacco di cazzate (scusate l’inglesismo). Verso chi esprime oggi troppe certezze in questo campo (il SEO) mi si accende subito un campanello di allarme, che non ci abbia lui capito molto.

In secondo luogo, e questa fortunatamente è un’argomentazione che si legge sempre più spesso, è sbagliato preoccuparsi di cosa fare, di diverso rispetto a prima, perché è uscito un nuovo aggiornamento degli algoritmi, es. Google Panda, per citarne uno che nel 2011 ha fatto discutere moltissimo. Porsi questo problema significa ammettere che in fondo quello che si ha in mente è certare di “giocare”, se non ingannare, di volta in volta nel modo più furbo, la logica adottata dai motori di ricerca.

Pensiamoci bene: una volta accettato che Google, e oggi anche Bing, hanno un interesse strategico nel cercare di dare più visibilità ai migliori siti, quelli più attinenti, nella ricerca organica, rispetto alla parola chiave con cui vengono interrogati, ne consegue che ogni sforzo, presente e futuro, andrà nella direzione di avvicinarsi il più possibile a questo obiettivo.

Obietto semmai se abbia senso affermare che esita un criterio di maggiore qualità oggettiva (già che i soggetti che cercano sono appunti soggetti, con la loro soggettività), certamente può averlo su piani statistici, ma già che i cambiamenti negli algoritmi sono certamente continui e non coincidono solo con quelli dichiarati in modo più eclatante e a cui si affibia un bel nome, che faccia il giro del mondo in pochi minuti, è pericoloso porsi l’obiettivo di inseguirli, soprattutto se si ragiona nel medio-lungo periodo.

Solo chi per motivi particolari, e a volte appunto “furbi”, è interessato solo al brevissimo termine è forse costretto a ragionare solo sull’algoritmo e su come ingannarlo, finché va bene e non si viene bannati o penalizzati.

Per tutti gli altri, a partire dalle aziende di ogni genere, consiglio di porsi il problema di come precedere gli algoritmi, e non ci come inseguirli.

Partiamo dal chiederci cosa gli utenti, il nostro target ideale, vorrebbe trovare su un sito della nostra nicchia, cosa può determinarlo a giudicarlo positivamente, meglio della concorrenza.
E ancora, come distinguere la nostra offerta da quella altrui, non solo nella sostanza, ma anche nella forma, nel modo di presentarla. Come questa possa essere chiara, nei termini usati e nella struttura, vicina al nuovo modo sempre più sociale di approcciare gli acquisti e le proprie scelte.

Solo una volta che avremo inquadrato bene questo obiettivo, sarà giusto chiedersi anche come essere sicuri che anche una “macchina” (come sono i sistemi di indicizzazione dei motori di ricerca) possa tradurre in numeri e in indici digitali, le ragioni per cui noi dovremmo risultare davvero interessanti per un utente in cerca dei nostri servizi, prodotti, o informazioni.

D’altro canto è questa la sostanza delle indicazioni che lo stesso Google nelle sue guide fornisce: create contenuti originali e di qualità; poi cercate di non fare errori perché Google riesca a comprendere bene la qualità dei vostri contenuti.

Questo significa che il SEO (nel senso più tecnico) oggi è divenuto inutile? Assolutamente no, anzi, errori tecnici possono gettare al vento quanto di buono un sito propone dal punto di vista dei contenuti, forse oggi più di ieri, proprio perché la concorrenza da un aparte, e la compessità dall’altra, possono accrescersi moltissimo anche nel corso di un solo anno.

Oggi il web è molto complesso, molto più di pochi anni fa. E’ essenziale avere un approccio professionale ad ogni aspetto di un piano di comunicazione digitale.

Significa però, dal mio punto di vista, che non esistono tecniche miracolistiche, capaci di dare risultati di lungo periodo, tanto assolutamente valide da potersi preoccupare solo di queste, e dimenticarsi della sostanza, del nostro business, del nostro marketing, e quindi del nostro sito o blog.

Vi sembra che abbia scritto cose ovvie o banali? Vi sembra che abbia espresso poca concretezza?
Sbagliato!!!
Vi assicuro che leggendo in giro è pieno, ma davvero pieno di persone che ragionano nel modo che ho indicato come sbagliato, e che prendono decisioni sbagliate e non escono dai loro problemi, perché non comprendono fino in fondo la giusta via da seguire.

La tecnica e le azioni concrete sono importanti, ma nulla valgono se la strategia ci porta nella direzione sbagliata, e d’altro canto comprendere la sostanza delle cose può rappresentare già metà della soluzione (chi ben comincia …).

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Written by esideny

novembre 26th, 2011 at 10:54 am

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